martedì, marzo 18, 2008

Libertà di parola sotto attacco su Internet

Sott.net

Azione Legale Internazionale Archiviata in Oregon mette in pericolo Forum e Blogger su Internet


11 marzo, 2008 / TOULOUSE, FRANCIA - Il Primo Emendamento e la libertà di espressione su Internet sono in pericolo in quanto il sito web internet Signs of the Times (SOTT.net) ha annunciato oggi che la sua fondatrice, Laura Knight-Jadczyk, residente in Francia, è stata accusata in una corte dell'Oregon da 'Higher Balance Institute' (HBI), posseduto da Eric Pepin e con sede in Oregon.

HBI commercializza prodotti metafisici e dichiara di vendere il programma "la meditazione del sesto senso più evoluta al mondo" e un prodotto dietetico, il "Magnuerol", che garantisce di fare del consumatore un "telepatico istantaneo". Pepin dichiara che gli utilizzatori della sua "pillola psichica" hanno provato che "l'uso del telefono wireless può causare disagio". Di conseguenza suggeriscono di "limitare l'utilizzo dei telefoni cellulari".

SOTT.net è un sito di notizie internazionali gestito da utenti, grazie ad editori volontari provenienti da tutto il mondo. Il Quantum Future Group, Inc.(QFG), una non-profit creata dal fisico-matematico Arkadiusz Jadczyk e Laura Knight-Jadczyk che sponsorizza ricercatori indipendenti impegnati a raccogliere dati storici e sociali per l'analisi di sistemi matematici, è inoltre nominato nella causa come imputato nonostante il fatto che il QFG non è possessore di SOTT.net, né ha una partecipazione di maggioranza nel sito.

HBI asserisce nella causa stilata da Bullivant Houser Bailey, PC, Portland, che gli operatori di SOTT.net "pubblicarono dichiarazioni false e diffamatorie" nei confronti di HBI e Eric Pepin sul Forum sito Web di SOTT. Pepin domanda approssimativamente 4,5 milioni di dollari per danni.

La causa origina dalle informazioni pubblicate sul forum di SOTT [1] dove partecipanti da ogni parte del globo scoprirono e ripubblicarono informazioni di pubblico dominio e archivi giornalistici che mostravano come Pepin si fosse recentemente esposto ad accuse di abuso sessuale in una corte dell'Oregon coinvolgenti un bambino e un ex-dipendente di HBI. Un gran giurì trovò poi sufficiente evidenza per imputare Pepin che ammise davanti alla corte di avere relazioni sessuali con i suoi dipendenti. In accordo con l'Oregonian Newspaper [2] il Giudice Steven L. Price, che presiedeva sul caso, affermò che era "probabile che la presunta condotta si sia verificata", ma dato che l'assenza del marchio di una data sul video che provava che gli eventi accaddero quando il querelante era ancora in posizione rilevante, le accuse non potevano essere provate 'al di fuori di ogni ragionevole dubbio'. Il Giudice
Price fu quindi obbligato a prosciogliere l'accusa.

In risposta all'accusa di HBI, Laura Knight-Jadczyk, fondatrice di SOTT.net e nominata come imputata, ha detto che "Questo è un attacco alla libertà di espressione, chiaro e semplice. Gli argomenti di cui SOTT.net è implicato - la patologia del potere e le cospirazioni tra le persone al potere - sono specificatamente poste come traguardo nella causa. Una vittoria di Pepin, considerando la natura internazionale di questa causa, creerebbero dunque un pericoloso precedente nelle corti degli Stati Uniti e porteranno serie implicazioni per la libertà di espressione su Internet e in definitiva per le libertà civili ovunque".

SOTT.net fa richiesta che tutte quelle persone che hanno un interesse nel salvaguardare la libertà di espressione su Internet facciano uno sforzo per assicurare che queste informazioni raggiungano il più ampio pubblico possibile.

Per ulteriori informazioni visitate SOTT.net

[1] http://www.sott.net/signs/forum/viewtopic.php?id=1360&p=1

[2] http://blog.oregonlive.com/breakingnews/2007/05/leader_of_washington_county_in.html

Riguardo a SOTT.net

Fondato nel 2002, Signs of the Times (SOTT.net) è un sito di risorse di
ricerche su notizie alternative e analisi di notizie.
Contatti: sott@sott.net
http://www.sott.net

Link in italiano:
Segni del Tempo

Attacco alla libertà di parola su internet!

Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé



Via isole.ecn.org

" Diversamente dall'animale che, di regola, è autonomo poco tempo dopo la nascita, il cucciolo dell'uomo necessita a lungo, molto a lungo, di aiuto. [...] Ogni bambino dipende dagli altri per il soddisfacimento dei propri bisogni perché non può provvedere a se stesso. Può piangere e gridare, è vero, chiedere aiuto, ma poi occorre vedere se coloro che gli stanno attorno danno retta alle sue invocazioni. [...] L'unica possibilità che al neonato rimane di aiutare se stesso quando non si ascolta la sua invocazione consiste nella rimozione del dolore che, a sua volta, comporta una mutilazione del suo animo, poiché la rimozione provoca un turbamento delle facoltà di sentire, percepire, ricordare. Se queste innate facoltà non hanno modo di svilupparsi, arriverà il giorno in cui l'individuo - per esempio - non saprà più cosa significa essere senza protezione, e non sarà nella condizione di poter dare a suo figlio la protezione di cui questi avrà, a sua volta, urgente bisogno. Genitori che non abbiano mai avuto amore, che nel venire al mondo non abbiano trovato altro ad accoglierli che freddezza, insensibilità, indifferenza e cecità, e che siano vissuti in quest'atmosfera nel corso dell'infanzia e della giovinezza non possono donare amore: e come potrebbero, del resto, visto che non sanno che cosa è e che cosa può significare l'amore? Eppure i loro figli sopravviveranno. E a loro volta, esattamente come i loro genitori, non ricorderanno affatto i traumi ai quali sono stati esposti in passato, perché sia questi traumi, sia i relativi bisogni sono stati da loro rimossi, vale a dire completamente banditi dal livello di coscienza. Se un essere umano nasce in un mondo freddo e indifferente, lo considera come l'unico mondo possibile. Tutto quello che in seguito crederà, sosterrà, riterrà giusto, sarà basato su queste prime esperienze formative. Oggi si può anche dimostrare che questo prezzo è non solo troppo alto per il singolo individuo, ma implica anche un gravissimo pericolo per la collettività."

Con queste ed altre parole, semplici e comprensibili, la nostra autrice introduce "L'infanzia rimossa" (titolo originale "Das verbannte Wissen"), uscito in Svizzera e in Germania alla fine degli anni ottanta e tradotto da noi qualche anno più tardi.

Ma di chi stiamo parlando?

Di Alice Miller, una psicologa che vive e lavora a Zurigo. Oggi dovrebbe essere un'energica signora non più tanto giovane. Non la conosciamo ancora di persona ma apprezziamo molto i suoi libri, il suo lavoro, il suo stile asciutto. Condividiamo le sue battaglie contro gli abusi all'infanzia, la pedagogia nera, i limiti e il conservatorismo della psicoanalisi freudiana più ortodossa, per superare la paura e l'incapacità degli adulti di mettersi dalla parte dei bambini e dei più giovani. Le sue tesi ci hanno convinto così tanto da divenire un punto di riferimento per molti di noi che hanno praticato e praticano tuttora lavoro di base con bambini, adolescenti e giovani in quartieri operai alla periferia di Milano. Alice Miller ci ha offerto spunti di riflessione, strumenti di analisi e vario materiale esemplificativo a sostegno di una delle nostre convinzioni: che esiste, insieme ad altre oppressioni, un'oppressione generazionale. Un'oppressione che viene esercitata sui bambini, sugli adolescenti e si esplicita in generale nel dominio degli adulti sui giovani, attraverso una serie di mezzi, comportamenti ed istituzioni. Un'oppressione distinta da quella di classe, ad esempio, o da quella etnica, o da quella esercitata degli uomini sulle donne, ma che ad esse si somma, con conseguenze disastrose.

Su cosa ci fa riflettere dunque, questa studiosa dell'infanzia? Ha scritto molti saggi sulla realtà infantile, sulle conseguenze di una educazione violenta, repressiva o anaffettiva sulla formazione della personalità. Sulle possibilità e i limiti della psicoterapia. Per chi avesse curiosità ed interesse di approfondire e verificare per proprio conto, ricordiamo, tra gli altri: "Il bambino inascoltato: realtà infantile e dogma psicoanalitico", "Il dramma del bambino dotato", "La persecuzione del bambino: le radici della violenza", "La fiducia tradita", "L'infanzia rimossa", "La chiave accantonata".

Una delle tesi di fondo di questi saggi è la seguente. Ogni bambino normalmente dotato, e quindi pronto e sensibile, ha la capacità di captare le aspettative e i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi. Più sono pressanti e inconsapevoli tali richieste degli adulti e più il bambino, per la vitale necessità di sentirsi amato e accettato, tenderà a questo adattamento, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, la gelosia, l'indignazione, l'invidia, la paura) che risultano inaccettabili ai grandi. In questo consiste "il dramma": così facendo, il bambino non riesce a integrare nella sua personalità la parte più vitale del suo vero Sé. Nascono da qui insicurezza affettiva e una sorta di impoverimento psichico, che poi sfociano nella depressione o si celano dietro una facciata di grandiosità, o sono destinati a produrre comportamenti violenti e oppressivi ai danni di altri soggetti più deboli.

Durante i primi anni di vita dunque, il bambino subisce i traumi più forti e dolorosi. Ma, dal momento che l'unica sua risorsa contro il dolore è la rimozione immediata, il piccolo dimentica subito la ferita fisica e psicologica che gli viene inferta da chi dovrebbe invece provvedere ai suoi bisogni. Nessun bambino può infatti sopportare e neanche concepire l'idea di non essere al centro dell'amore disinteressato dei propri genitori.

Ecco l'importanza e l'estrema pericolosità del meccanismo di rimozione, sulle cui conseguenze l'autrice torna molto spesso, ne " Il dramma", ne "L'infanzia rimossa" e in altri saggi. La conservazione di questa rimozione, che è stata necessaria al bambino per garantirgli la sopravvivenza, spiega la Miller, ha nell'adulto conseguenze devastanti.

Molti "[...] ritengono che bisogna rassegnarsi perché non conoscono alternative. Non sanno che è senz'altro possibile dissolvere la rimozione dell'infanzia e imparare a sopportare la verità nel corso di un processo graduale [...] Ciò che vale per il singolo, vale anche per l'evoluzione della coscienza collettiva".

via ilfarodelavita.com
È un bravo bambino,
per questo sarà infelice.


A leggere il bel libro di Alice Miller (psicoterapeuta, nonché psicoanalista alquanto eterodossa), fin dalle prime pagine appare evidente come il dramma del bambino dotato non sia problema di appartenenza esclusiva ai bambini dotati, bensì interessi un po’ tutti quanti gli ex fanciulli troppo desiderosi di soddisfare le aspettative genitoriali; ma tant’è: il titolo è suggestivo, sia nella puntuale traduzione italiana che nell’originale tedesco: Das Drama des begabten Kindes (Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé). Veniamo però alla tesi del saggio.

Secondo la ricerca della Miller, va innanzitutto ribaltato il luogo comune per cui i figli considerati l’orgoglio dei loro genitori avrebbero, da adulti, una salda consapevolezza del loro valore e una chance in più per realizzarsi. Al contrario, secondo l’autrice, spesso da grandi essi rivelano una scarsa autostima, soffrono di sensi di colpa o depressione e vengono colti con frequenza dal timore di aver tradito l’immagine ideale che di se stessi si erano costruiti o, meglio, mamma e papà avevano finito col fabbricare per quei loro figli così ubbidienti e in gamba. Riassunto in parole povere: gli ex bravi ragazzi non necessariamente diverranno uomini (o donne) felici e realizzati. Anzi.

Prima di illustrare la sua tesi, la Miller pone all’attenzione del lettore alcune premesse, secondo le quali in primis bisogno essenziale di ogni bambino è il venir considerato (amato) per quello che realmente è e per ciò che egli emotivamente prova o esprime in ogni fase del suo sviluppo infantile. Solo se sia presente un siffatto clima di accettazione/comprensione, infatti, sarebbe possibile un “sano sviluppo”, atto a favorire successivamente la separazione dalla figura materna e l’autonomia. Ma se i padri e le madri di tali bambini sono un tempo cresciuti in uno “stato di carenza affettiva” e senza la comprensione partecipe dei loro genitori; se sono rimasti essi stessi degli insicuri, non permetteranno una crescita armonica ai propri figli che perpetueranno fatalmente il loro disagio.

Stanti tali premesse, ne consegue che il cosiddetto “bravo bambino” altri non si rivela che un piccolo essere il quale, per paura di perdere l’amore di mamma e papà, evita di manifestare sentimenti (soprattutto negativi: quali rabbia, invidia o paura) che vede non tollerati dalla coppia genitoriale e finisce per adattarsi invece con docilità a quei modelli di comportamento e condotta che i due membri più presenti e autorevoli della famiglia finiscono più o meno consciamente per imporre al bimbo. Ma ciò fa sì vengano compressi e soffocati i tratti maggiormente autentici della personalità, con tutto il corollario di insicurezza, impoverimento ed alienazione psichica che ne deriva. Per non parlare dei casi, cui si tratta nel saggio, nei quali il falso Sé – come lo chiama la Miller – si maschera dietro a una fragile grandiosità e supponenza maniacale: schermo inautentico che presto o tardi tende ad incrinarsi, facendo magari scivolare il soggetto nei gorghi di un micidiale stato depressivo.

La domanda da porci, allora, credo sia una sola: può giovare la psicoterapia in casi siffatti? L’autrice, ovviamente, ne è convinta, insistendo sull’opportunità di rielaborare il lutto del disamore patito durante l’infanzia dai bambini dotati o troppo buoni che dir si voglia. Unita alla necessità di far comprendere loro come l’ammirazione, il plauso e l’accettazione dei grandi non era davvero rivolta ai piccoli adulti ma giusto all’ubbidienza o alle prestazioni brillanti loro. “A questo punto” scrive ottimista la Miller “succede che il vero Sé, dopo decenni di silenzio, può risvegliarsi alla vita con una rinnovata capacità di sentire”; sostenendo altresì come per tali persone, solo la capacità di rivivere i sentimenti infantili rimossi ? con tutta l’impotenza ad essi collegata ? consente di rinforzare sicurezza, autonomia ed autostima.

Si magnifica insomma qui il ruolo dello psicoterapeuta (psicoanalista o meno) cui vengono richiesti in primo luogo disponibilità all’ascolto, capacità empatica e assoluto rispetto per il vissuto emozionale – quale che sia ? del paziente. Ma, dice bene la Miller, attenti alle illusioni, perché il significato profondo della psicoterapia non sta nel “correggere il destino del paziente” o, peggio ancora, nel prospettargli esaustive soluzioni/razionalizzazioni sanatrici, “bensì nel consentirgli l’incontro col proprio destino”. E ciò non mi sembra davvero cosa di poco conto.

Citazione dal testo:
Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell'infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi,"riparare i guasti", riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l'unica che ci dia la possi bilità di abbandonare infine la prigione invisibile - e tuttavia così crudele - dell'infanzia e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa.

Indice del volume:

1. Il dramma del bambino dotato e come siamo diventati psicoterapeuti
2. Tutto fuorché la verità
3. Il povero bambino ricco
4. Il mondo perduto dei sentimenti
5. Alla ricerca del vero Sé
6. La situazione dello psicoterapeuta
7. Il cervello d'oro
8. Depressione e grandiosità due forme della negazione
9. Destini dei bisogni infantili
10. L'illusione dell'amore
11. Fasi depressive durante la terapia
12. La prigione interiore
13. Un aspetto sociale della depressione
14. La leggenda di Narciso
15. Il circolo vizioso del disprezzo
16. La mortificazione del bambino, il disprezzo della debolezza e le loro conseguenze. Esempi tratti dalla vita quotidiana
17. Il disprezzo alla luce della terapia
18. Postfazione
19. Ringraziamenti

Patocrazia

Segni del Tempo
9/01/07

SdT: esiste un male, un male dell'uomo, misteriosamente svincolato da qualsiasi barriera ideologica, dalla più antica alla più recente. Questo male di tanto in tanto si focalizza, si espande e poi muore, riuscendo a volte a sopravvivere per millenni, perché molto efficace, e a volte un solo lustro, consumandosi in fretta e furia. Passerà anche questo, ma quando?

Contiamo sulla stupidità di chi nasce distruttore, e poi stramazza come un cancro che ha esaurito le risorse del corpo che lo ospita (il mondo). Non importa, la sua limitazione consiste nel non percepirne né i confini, né l'utilità. Non si ferma se non ostacolato. Dentro, un vuoto lo trapassa da parte a parte, perché diviso, o solo metà della storia.


Ponerologia politica: La scienza del male e il suo uso per scopi politici

Carolyn Baker
http://carolynbaker.org/
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Stimiato
11.02.2007

EVIL
1. a: moralmente riprovevole, peccaminoso - empio; 2. a (arcaico): inferiore; b: che causa sconforto o repulsione - ripugnante; c: sgradevole; 3. a: che causa danno - pernicioso; b: segnato dalla sfortuna - sfortunato [Merriam-Webster Online]


La canadese Red Pill Press ha recentemente pubblicato il libro dello psicologo Andrew M. Lobaczewski, intitolato Political Ponerology [Ponerologia politica, ndT] (Red Pill Press, Canada, 1998 e 2006) nel quale l'autore spiega sulla base di proprie osservazioni come durante i suoi anni di lavoro clinico in Polonia abbia notato un'alta correlazione fra gli atti che molta gente etichetterebbe come “cattivi” e varie patologie. La classificazione diagnostica più adatta per questi individui nel moderno gergo psicologico sarebbe sociopatico, la cui più importante caratteristica è l'apparente assenza di una coscienza o empatia in relazione agli altri esseri viventi. Lobaczewski e alcuni dei suoi colleghi est-europei che lavoravano sotto l'impero sovietico decisero di intraprendere questo studio ad un livello più alto e investigarono il ruolo che la sociopatia giocava nel governo, negli affari e in altri gruppi sociali.

La Ponerologia politica (dalla parola greca poneros, male) è una scienza sulla natura del male adattato per scopi politici che all'estremo di una più vasta scala risulta in una patocrazia. La ricerca indica che i sociopatici si trovano in tutte le razze, etnie e religioni e che nessun gruppo è immune ad essi. I sociopatici costituiscono, secondo l'autore, circa il 6% della popolazione in qualsiasi gruppo. L'editore di Red Pill afferma che “Political Ponerology è un libro che offre un orribile sguardo dentro la struttura sottostante ai nostri governi, le nostre corporazioni più grandi, e anche il nostro sistema giudiziario”. Dopo aver letto questo libro, una gran quantità di domande assillanti sulle linee di condotta e le pratiche dei funzionari governativi e aziendali hanno cominciato a trovare una spontanea risposta dato che le analisi di Lobaczewski vanno al cuore del perché il governo degli Stati Uniti sia divenuto un'impresa criminale che fa di tutto per dominare il mondo e per annichilire grandi quantità di esseri umani sia all’interno che nel mondo.

Quando ho cominciato il libro sono stata scoraggiata non poco dallo stile di scrittura europeo di Lobaczewski – la sua prolissità e il suo approccio che sfida la sintesi. Ciononostante, man mano che leggevo e, devo ammettere, mi struggevo con le sue frasi, sentivo crescere un senso di gratitudine verso il libro e verso l'amico che me lo aveva procurato. In definitiva, è necessario condividere alcuni dei concetti fondamentali dell'autore, e questo articolo ne rappresenta proprio un tentativo.

Innanzitutto Lobaczewski fa notare che le società sono più vulnerabili al male nei tempi buoni. “Nei tempi migliori”, scrive, “la gente perde di vista il bisogno di una profonda riflessione, di introspezione, di conoscenza degli altri, e di una comprensione delle complicate leggi della vita”. Nella mia vita non ho certo potuto essere testimone di una società americana che sperava di riflettere e di lottare contro le complessità dell'esistenza dalla guerra del Vietnam. Sebbene molte delle proteste e dell'attivismo degli anni 60 fossero miopi e naif, la tensione e l'angoscia di quell'era portarono una maggioranza di individui negli Stati Uniti a guardare più profondamente dentro sé stessi di quanto avrebbero fatto altrimenti.

Subito dopo la fine della guerra, certamente, arrivò il Watergate, con l'ulteriore conferma che i governi tradiscono sempre i loro stessi cittadini e sempre, facendolo, mentono. Quindi mentre la ME-generation degli anni settanta ci offriva le illusioni di pace e di un governo onesto, venivano poste le basi, interne e internazionali, per gli orrori odierni. L'America era stanca della guerra e provata dalla ferita del Watergate, recitando così l'asserzione di Lobaczewski: “Durante i tempi buoni, la ricerca della verità diventa scomoda perché rivela fatti sconvenienti”. D'altra parte, afferma, “La sofferenza, lo sforzo e l'attività mentale durante i periodi di amarezza imminente portano ad una progressiva, generalmente elevata, rigenerazione dei valori perduti, che risulta nel progresso umano”. Al contrario, “Il ciclo di tempi felici e pacifici favorisce un assottigliamento della visione del mondo e un incremento dell'egocentrismo...”. Bene, Jung lo disse molto prima di Lobaczewski: le sofferenze analizzate coscientemente producono crescita mentre limitarsi a vivere solo i tempi buoni produce stagnazione e delusione.

Forse nessuna generazione nella storia americana è mai stata tanto vulnerabile all'egocentrismo come quella degli anni settanta. Divenne nota come la ME-generation per una ragione – non soltanto perché gli Americani divennero più personalmente narcisisti ma anche perché al livello internazionale, nonostante avessimo perso la nostra prima guerra e fossimo consumati dallo scandalo Watergate, procedemmo nel dimostrare la nostra superiorità continuando ad organizzare vari colpi di stato in tutto il mondo ed imponendo una guerra economica contro le nazioni in via di sviluppo, preparando le condizioni per l'ascesa di Reagan al potere negli anni ottanta e per la polarizzazione di noi stessi come i salvatori in contrasto con l'”impero del male” di chiunque altro osasse dissentire.

È esattamente in quei tempi di ego-delirio che le nazioni si sottopongono sorde, mute e cieche a sociopatici senza coscienza che le seducono in pratiche e politiche letali per esse stesse e per il resto del mondo. La mancanza di riflessione produce per definizione esseri umani privi di discernimento.

Un enorme problema che ho incontrato nella esposizione della teoria di Lobaczewski è l'uso dell'aggettivo “normale” per descrivere la gente che non è sociopatica. Avrei sperato nell'utilizzo di un altro termine, dato che “normale” è così amorfo e carico dell'assunzione naif che esiste qualcosa come un essere umano che non è anomalo in almeno un aspetto della sua vita. Ciononostante egli sottolinea che i cosiddetti individui “normali” non possono comprendere la mente o il comportamento del sociopatico e sono quindi particolarmente vulnerabili ad esso – da qui il motivo principale per scrivere un libro sulla Ponerologia, esattamente per informare i non-sociopatici sulla patologia. L'autore usa il termine “spellbinders” [incantatori, ndt] per descrivere gli incantatori di serpenti psicologici che sembrano saggi, illuminati pensatori/politici, anche attivisti che si presentano come i possessori di conoscenze basate su ricerche svolte unicamente da loro o su informazioni ottenute attraverso canali straordinari ai quali nessun altro ha accesso. Ciò potrebbe anche valere per leader di culto come Warren Jeffs e Jim Jones.

Tuttavia l'autore avverte il lettore che i nostri stessi processi inconsci possono portarci a bloccare le “bandiere rosse” che potrebbero saltar fuori quando si ha a che fare con dei sociopatici. “I processi psicologici inconsci superano il ragionamento cosciente, sia nel tempo che nell'interesse, il che rende possibili molti fenomeni psicologici”. Così il rifiuto che proibisce ad alcuni individui di vedere le verità più oscure in ciò che un sociopatico cerca di promuovere, ad es. “Il nostro governo non ci farebbe mai del male; il nostro governo ha nel cuore i nostri migliori interessi; nessun presidente potrebbe sfuggire a questo; il principio della legge è ancora al lavoro in America; il fascismo non potrebbe attecchire qui; il governo degli Stati Uniti non può avere orchestrato gli attacchi dell'11/9; se l'11/9 fosse stato orchestrato dal governo degli Stati Uniti, troppa gente dovrebbe essere coinvolta per mantenere ciò segreto”, e così via all'infinito.

Lobaczewski afferma che ogni società dovrebbe insegnare ai suoi membri adeguate capacità di pensare e a come individuare la bandiera rossa della sociopatia. Insegnare abilità di pensiero critico nel processo dell'educazione è un passo in questa direzione, ma nell'enorme progetto di involuzione americano No Child Left Behind [Nessun Bambino (sia) Lasciato Indietro, ndt] anche questo primo passo è strepitosamente assente.

L'autore afferma che “una rete sempre più forte di psicopatici e individui correlati inizia gradualmente a dominare, oscurando gli altri”. La situazione degenera rapidamente in una patocrazia, o un sistema dove una piccola minoranza patologica prende il controllo di una società di gente normale. L'editore del libro, Laura Knight-Jadczyk, nelle sue note a piè di pagina non esita a indicare Karl Rove, Disk Cheney e Donald Rumsfeld, sotto l'insegnamento di Leo Strauss, come i principali attori nella patocrazia americana del ventunesimo secolo. Tragicamente, secondo l'autore, “La patocrazia progressivamente paralizza ogni cosa (e) ... progressivamente si intromette ovunque, soffocando tutto”.

Se tutto ciò suona molto triste, e lo è, Lobaczewski ci incoraggia enfatizzando che, “Se l'attività ponerogenica di fattori patologici – gli individui deviati e le loro attività – è soggetta ad un controllo cosciente di natura scientifica, individuale e sociale, possiamo reagire al male tanto efficacemente quanto faremmo per mezzo di richiami persistenti al rispetto dei valori morali”. In altre parole, insiste l'autore, lottare per i soli valori morali non può prevenire né scoprire l'attività ponerogenica. Infatti, afferma, può esacerbare tale attività distogliendo l'attenzione dalle più orribili forme del male verso ciò che non è male affatto o si rivela con una qualità più complessa e meno sfacciata. Ci basta osservare l'ideologia e la retorica del diritto religioso in questo paese per notare un esempio stellare di quest'ultimo. Professandosi una “cultura della vita” è implacabilmente ossessionato dalla morte, dalla violenza apocalittica, dal fuoco dell'inferno e dalla dannazione. Nell'attuale ambiente sociale non serve essenzialmente alcuno scopo se non quello di alimentare e perpetuare la patocrazia.

Political Ponerology è un lavoro di inestimabile valore che ogni essere umano proteso alla coscienza dovrebbe leggere, non soltanto per la sua esposizione della patologia degli individui che attualmente comandano il governo degli Stati Uniti, ma anche per la luce che potrebbe fare sugli individui a noi più vicini, alcuni dei quali potrebbero essere amici, compagni attivisti, leader civici o negli affari. Lo scopo del libro non è incitare alla paranoia, ma coltivare il discernimento e rafforzare la nostra fiducia nella nostra innata intuizione allo scopo di navigare tra le deprimenti manifestazioni del male che ci circondano nel ventunesimo secolo.

La Psicopatia

“Gli psicopatici sono molto bravi a mascherare il loro vero sé davanti alle persone che vogliono manipolare e truffare. Avere in mente una semplice lista diagnostica dei tratti che definiscono la psicopatia non garantisce il successo nel riconoscimento degli psicopatici. Infatti, si verifica spesso che esperti ben addestrati in questo settore di studi vengano gabbati e manipolati da noti psicopatici che hanno appena incontrato” (Paul Babiak e Robert D. Hare, 2006).

Il Dott. Robert Hare, che ha condotto indagini per oltre 20 anni, afferma: «Si trovano psicopatici in ogni professione… l'avvocato timido, il medico sempre sul punto di perdere la licenza, l'uomo di affari che propone l'improponibile».

Hare descrive gli psicopatici come persone a cui manca la capacità di provare compassione o rimorsi di coscienza e mostrano disinvoltura, fascino superficiale, grandiosità, menzogna patologica, comportamento imbroglione/manipolativo, mancanza di sensi di colpa, facilità alla noia, mancanza di empatia ed altri tratti spesso riscontrati nei ciarlatani. Secondo Hare queste persone soffrono di un difetto cognitivo che impedisce loro di provare solidarietà o rimorso.[Dossier Ciarlataneria]

E’ un concetto soggetto a molte discussioni, ma di solito è definita come una costellazione di caratteristiche affettive, intrapersonali e comportamentali che includono egocentrismo, impulsività, irresponsabilità, emozioni superficiali, assenza di empatia, senso di colpa o rimorso, mentire patologico, manipolazione e persistente violazione di norme e aspettative sociali (Cleckley 1976; Hare 1993). I crimini degli psicopatici sono di solito completamente freddi, omicidi senza rimorso privi di una ragione apparente. A sangue freddo si prendono ciò che vogliono e agiscono a loro piacimento senza il minimo senso di colpa o pentimento. In molti sensi essi sono predatori interspecie nati che soddisfano la loro sete di potere e di controllo mediante il fascino, la manipolazione, l’intimidazione e la violenza. Mentre quasi tutte le società li considererebbero dei criminali (con l’eccezione di società di frontiera o in guerra dove possono diventare eroi, patrioti o leaders), è importante distinguere il loro comportamento dal comportamento criminale. Come recita un assioma comune in psicologia, LA MAGGIOR PARTE DEGLI PSICOPATICI HANNO PERSONALITA’ ANTISOCIALE MA NON TUTTI COLORO CON PERSONALITA’ ANTISOCIALE SONO PSICOPATICI. Questo perché l’APD è definita principalmente dai comportamenti (comportamenti antisociali da Fattore 2) e non coinvolge le dimensioni affettive/intrapersonali (caratteristiche a nucleo psicopatico da Fattore 1, narcisismo) della psicopatia. Inoltre, sia i criminali che gli affetti da APD tendono ad “andare oltre” il crimine, mentre gli psicopatici no. Gli psicopatici amano intellettualizzare nel trattamento con la loro comprensione a metà delle regole. Come il personaggio di Star Trek Spock, il loro ragionamento non sopporta nessun mescolamento di cognizione ed emozione. Sono predatori calcolatori che quando si trovano in trappola tenteranno di scappare, di creare fastidi e pericoli per lo staff che li ha in cura, di avere un’influenza distruttiva nei confronti degli altri pazienti o detenuti e simuleranno sintomi falsi per essere trasferiti, andando avanti e indietro tra diversi istituti.

Le caratteristiche comuni dei tratti psicopatici (voci della PCL-R) sono:

*Fascino facile e superficiale
*Grandioso senso di autostima
*Bisogno di stimoli
*Mentire patologico
*Tendenza all’imbroglio e alla manipolazione
*Assenza di rimorso o senso di colpa
*Affettività superficiale
*Insensibilità e mancanza di empatia
*Stile di vita parassitico
*Scarso controllo comportamentale
*Comportamento sessuale promiscuo
*Problemi comportamentali precoci
*Carenza di obiettivi realistici a lungo termine
*Impulsività
*Irresponsabilità
*Incapacità di accettare la responsabilità delle proprie azioni
*Molte relazioni coniugali a breve termine
*Delinquenza giovanile
*Revoca della libertà condizionata
*Versatilità criminale[Crimine.net]