Matrix 2
Continuo con il concetto di Matrix come prigione per la tua mente. Questa è un’affermazione un po’ bizzarra da fare, ma sempre una possibilità dipendendo dal contesto in cui si vede. Per me è un concetto giusto se ciò spiega l’assurdità della mia vita e di quelle intorno a me. Mi ricordo la prima volta che ho letto Castaneda e il concetto della mente dei predatori, quasi svengo dall’impressione. Ecco cui l’estratto dal libro “Il lato attivo dell’infinito” di Carlos Castaneda, dove Carlos parla con Don Juan:
Detto così sembra un’affermazione estratta da un libro di fantascienza. Ma c’è un qualcosa dentro di me che non la pensa così. Forse don Juan ha ragione: “Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.”
Cosa succede, don Juan? chiesi in ultimo. Vedevo ombre scure dappertutto.
Ah, non è altro che l’universo. Incommensurabile, non lineare, esterno al dominio della sintassi. Gli sciamani dell’antico Messico furono i primi a scorgere quelle ombre e decisero di occuparsene. Le videro come le vedi tu adesso e le videro come energia che fluisce nell’universo. E scoprirono qualcosa di trascendentale.
Tacque e mi guardò. Le sue pause avevano un tempismo perfetto. Si interrompeva sempre lasciandomi appeso a un filo.
Che cosa scoprirono, don Juan? lo sollecitai.
Scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita rispose. Un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita. Gli uomini sono suoi prigionieri. Il predatore è nostro signore e maestro e ci ha resi docili, impotenti. Se vogliamo protestare, soffoca le nostre proteste. Se tentiamo di agire in modo indipendenti, non ce lo permette.
[…]
Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema, riprese lui. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tieni prigionieri. Ed è davvero così! Questo, per gli sciamani dell’antico Messico, era un fatto energetico.
Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica.
Una spiegazione logica c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie, i “gallineros”, i predatori ci allevano in stie umane, gli “humaneros”, garantendosi così un’infinita riserva di nutrimento.
[…]
No, no, no, mi sentii dire. È assurdo, don Juan! Ciò che stai dicendo è mostruoso. Non può essere vero, né per gli sciamani né per l’uomo medio; per nessuno.
Perché?, chiese lui, perfettamente calmo. Perché? Solo perché l’idea ti fa infuriare?
[…]
Voglio fare appello a la tua mente analitica, riprese lui. Rifletti per un momento e dimmi come spiegheresti la contraddizione esistente tra l’intelligenza dell’uomo che costruisce, organizza e la stupidità del suo comportamento contraddittorio. Secondo gli sciamani, sono stati i predatori a installarci questi sistemi di credenza, il concetto di bene e di male, le consuetudini sociali. Sono stati loro a definire le nostre speranze e aspettative, nonché i sogni di successo e i parametri del fallimento. Ci hanno dato avidità, desiderio smodato e codardia. Ci hanno resi abitudinari, centrati nell’ego e inclini all’autocompiacimento.
Ma come ci riescono, don Juan? chiesi, sempre più irritato. Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?
Sorrise. Certamente no. Sarebbe idiota! Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente, dal punto di vista dello stratega. Orrenda, nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente! Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente, che è diventata la nostra. La mente di predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene, garantendosi un certo livello di sicurezza che va a mitigare la loro paura.
Detto così sembra un’affermazione estratta da un libro di fantascienza. Ma c’è un qualcosa dentro di me che non la pensa così. Forse don Juan ha ragione: “Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.”

