Seppellire l'Ipotesi Vegetariana
Traduzione - Segni del Tempo

Nel 1999, Sally Fallon ha pubblicato un classico, Nourishing Traditions. Era stato così sottotitolato "Il Libro di Ricette che Sfida l'Alimentazione Politicamente Corretta ed i Dittocratici della Dieta"; una frase di certo curiosa, non solo perché il libro è molto di più di un libro di ricette, ma perché promette di sfidare "l'alimentazione politicamente corretta". Che cosa potrà mai voler dire alimentazione politicamente corretta?
Se guardiamo al termine correttezza politica vediamo che connota l'idea di fare uno sforzo, attraverso il linguaggio o un'azione tale da non offendere nessuno. Purtroppo, quello che di solito si arriva a fare è il prevedere quello che potrebbe offendere gli altri, auto-censurandosi; solitamente nel modo più sgraziato ed ovvio in modo da attirare l'attenzione verso lo sforzo compiuto, contribuendo ad aumentare il disagio per tutti. Cosa potrebbe esserci di più disagevole di avere messo a nudo ciò che un'altra persona pensa ti possa offendere, spesso senza alcuna conoscenza di cosa siete come individuo, andando ad agire piuttosto su stereotipi semplicistici - e anche in quel caso mancare completamente il bersaglio?
L'alimentazione politicamente corretta può essere considerata allo stesso modo. Si tratta di mangiare in un modo che è progettato per non offendere nessuno, in particolare quelli che si conformano alla prospettiva tradizionale e convenzionale di ciò che costituisce una sana alimentazione. È innegabile che almeno una parte delle risposte alla stragrande maggioranza dei problemi di salute cronici che attualmente affliggono la nostra popolazione è quella di cambiare radicalmente e migliorare la propria alimentazione, ma quali modifiche da apportare è in genere argomento di accesi dibattiti. La risposta politicamente corretta si riassume in quello che ci è stato detto da oltre mezzo secolo - mangiare meno, fare più esercizio fisico, ridurre il consumo di grassi, evitare il colesterolo e, sempre più, mangiare meno carne.
Sembra che il consenso attorno alle diete più raccomandate sia che il consumo di carne sia una brutta abitudine e che diminuire, se non eliminare del tutto il consumo di carne, sia la cosa migliore da fare per la propria salute. Le carni si stanno lentamente facendo strada verso lo stretto apice della piramide alimentare, istituita dal governo a raccomandare un minor numero di porzioni al giorno. Sono finiti i giorni dei 4 gruppi alimentari di base, quando le carni avevano tanto valore quanto frutta e verdura. Se si sta consumando una dieta politicamente corretta, si dovrebbe essere per lo meno vegetariani, idealmente vegan. Il mantra di Michael Polan, caro ai media e attuale re dei critici gastronomici eruditi, è un ottimo esempio del mantra della nutrizione politicamente corretta: "Mangiate cibo. Non troppo. Per lo più piante."
Sempre più frequentemente il 'cibo salutare' è associato con il vegetarianismo. Spesso, nuovi intrugli vegetariani trattati si allineano sugli scaffali dei negozi di alimenti naturali, mentre le carni sane, semmai presenti, sono relegate alla sezione congelatore, sul retro. La figura del sano macellaio organico, che prepara carne priva di prodotti chimici, senza ormoni e antibiotici aggiunti, sembra estranea a questa cultura dell'alimento salutare. Anche tra gli appassionati salutisti consapevoli che ne sanno abbastanza da evitare alimenti trasformati, il cibo crudo vegano è l'impostazione predefinita, e non un omnivorismo cosciente.
Ma la domanda che bisogna porsi è se questa mossa verso una dieta vegetariana è nel nostro interesse dal punto di vista della salute. Ci sono molti argomenti per il vegetarianismo, ma quanti di loro sopravvivono ad un'inchiesta?
Guardando Indietro
Per rispondere a questa domanda dobbiamo guardare indietro nella storia. Nonostante le affermazioni che si debba, attraverso la scienza e la tecnologia, diventare una popolazione più sana, l'effetto contrario è evidente a chiunque - anche coloro che promuovono le diete 'politically correct'. È vero che i decessi derivanti da malattie infettive sono diminuiti in modo significativo dopo la fine del secolo scorso; (Quando è stata l'ultima volta che avete sentito parlare di qualcuno che muore di colera o di tifo?), quasi al punto in cui tali decessi sono sconosciuti ad oggi. Tuttavia, la malattia cronica è rimasta in costante ascesa nel medesimo periodo di tempo. La durata della vita umana può avere avuto un aumento post-industrializzazione ("può" perché questo fatto è discutibile se si considerano le statistiche sulla mortalità infantile), ma queste vite più lunghe, francamente, sono piene di malattie croniche. Cancro, malattie cardiovascolari, diabete, artrite, osteoporosi - queste sono le piaghe dei tempi moderni e, se non possono ucciderci rapidamente, rendono sicuramente la nostra nuova vite piena di molta più sofferenza.
Così, al fine di affrontare adeguatamente il problema delle malattie croniche, sembra più logico cercare indietro, al tempo in cui queste malattie croniche non erano presenti o per lo meno erano considerate un'anomalia invece che la norma. È qui che l'opera di Weston A. Price diventa inestimabile. Weston R. Price, un dentista e nutrizionista, nel 1939 ha viaggiato per il mondo ed ebbe l'unica fortuna di aver studiato la dieta di numerose società native, quando queste non erano ancora state raggiunte dalla piaga della moderna e trattata dieta occidentale. In più, è stato in grado di confrontare direttamente quelli del pool dello stesso gene che si alimentavano con una dieta tradizionale o con una moderna di cibi trattati (spesso studiando i membri della stessa famiglia o anche gemelli, mettendo a confronto un membro della famiglia che avevano soggiornato nel villaggio mangiando la loro dieta tradizionale, ad un altro che si era trasferito nella grande città, e che prese a seguire una dieta moderna).
Quello in cui Price si era imbattuto è stato a dir poco straordinario. Ha scoperto in primo luogo che ovunque i nativi si avvicinassero ai moderni alimenti trasformati come lo zucchero e la farina bianca – i principali prodotti della vita occidentale – si verificavano casi di malattie degenerative. Price trovò che piaghe della civiltà moderna come l'affaticamento muscolare, il mal di testa, carie dentaria, bocca stretta, con molari e l'affollamento dei denti, allergie, asma e molte delle malattie degenerative del giorno compresa la tubercolosi, le malattie cardiovascolari e cancro, erano semplicemente assenti in popolazioni che avevano continuato a sostentarsi con le loro diete indigene. Tuttavia, con lo spostamento verso prodotti alimentari occidentali, all'interno di una sola generazione queste stesse culture hanno sperimentato tutti i disturbi sopraelencati ed oltre.
Ma a parte questo notevole risultato, Price non aveva trovato società o tribù sane tra quelle vegetariane. Sebbene venne in contatto con alcune tribù vegetariane, inevitabilmente poi ne trovava di sane nelle vicinanze e che consumavano alcuni prodotti animali. L'antropologia culturale ha dimostrato che mangiare carne all'interno di una società è generalmente dettato dalla sua disponibilità, non da credenze o religioni. Società tradizionali sane mangiavano carne e non vi era dunque alcuna ragione per una tale società di adottare il vegetarianismo, soprattutto per motivi di salute.
Alla luce di questa constatazione, l'adozione del vegetarianesimo in tempi moderni ha bisogno di essere guardata per quello che è - una decisione morale. Non è, contrariamente a quanto ritenuto politicamente corretto, una decisione per la tutela della salute. Se Price aveva trovato società che prosperassero con una dieta vegetariana e aveva un senso per quelle società rinunciare a prodotti di origine animale, al fine di migliorare la loro salute, l'argomento avrebbe potuto cambiare direzione. Ma non fu così. Trovò il contrario.
Nonostante tutto il movimento vegetariano tenta continuamente di fare cerchio attorno al tentativo di 'provare' ancora una volta che una dieta vegetariana sia un'opzione più salutare. E la propaganda che risulta da queste saccenze è efficace; così efficace che in molti ora stanno prendendo il mantello del movimento vegetariano, o il suo cuginetto il 'movimento flexetarian', dedicato alla riduzione del consumo di carne anche se non precededendolo completamente, così facendo per 'motivi di salute'. Anche coloro che sono nel campo della salute olistica non sono immuni all'accurata campagna propagandistica, sposando i benefici per la salute nel rimuovere i prodotti animali dalla dieta fornendo credibilità professionale all'ipotesi vegetariana. I ristoranti olistici sono ristoranti vegetariani, mentre i ristoranti che offrono carni sane sono pochi e lontani tra loro.
Diversi autori di diete arrivano anche ad utilizzare il lavoro di Price per difendere frutta e verdura a discapito del consumo di carne fino ad aumentare gli oli vegetali polinsaturi invece dei grassi animali. Le loro connessioni hanno senso se si prende il lavoro di Price nel più semplice dei termini, cioè il passaggio da una dieta trasformata verso una basata su cibi integrali, ma le specifiche dell'aumentare verdura e oli vegetali sacrificando alimenti di origine animale è l'antitesi del lavoro di Price e dei risultati da lui raggiunti. Le raccomandazioni di Price erano quelle di mangiare carni organiche, latte crudo e burro, brodo di ossa e gli alimenti vegetali coltivati in terreni fertili. Da nessuna parte si consiglia di tagliare il consumo di carne a favore di verdure o versandovi olio vegetale.
Inserisci l'ipotesi dei lipidi
Parte della forza dell'ipotesi vegetariana si posa sulle spalle dell'ipotesi lipidica. L'ipotesi lipidica propone che l'aumento delle malattie cardiovascolari nel corso dell'ultimo secolo può essere imputata a grassi saturi e di colesterolo nel sangue e che entrambi questi fattori possono essere controllati da un intervento dietetico, cioè mangiare meno prodotti animali. Questa ipotesi ha così invaso la nostra psiche collettiva che è raramente, se mai, messa in discussione. Si è presa come verità che solo attraverso l'astinenza o una severa diminuzione del consumo di grassi animali possono essere evitate le malattie cardiache.
Tuttavia, l'evidenza epidemiologica non supporta questa teoria. Tra il 1909 e il 1999 il consumo di grassi animali è diminuito in modo significativo nelle nazioni occidentali, parallelamente alla crescente prevalenza di malattie degenerative - l'esatto opposto di quanto ci si aspetterebbe se l'ipotesi lipidica fosse a tenuta stagna. Il consumo di burro è sceso del 72,2%, mentre il consumo di margarina (senza colesterolo) è aumentato dell'800%. Il consumo di lardo e sego è sceso del 50% mentre il consumo di grassi vegetali è aumentato del 275% e per l'olio da insalata e da cucina il consumo è aumentato del 1.450%. Nel frattempo, il consumo di frutta è aumentato del 29%, il consumo di verdure è aumentato del 15,6% e il consumo di legumi e noci è aumentato del 37,5%. Ad essere onesti, il consumo di carni bovine e di pollo è salito di molto (22% e un folle 278%, rispettivamente), ma il consumo di uova è sceso del 13,5% e il consumo di carne di maiale è sceso del 19%. La tendenza generale è stata una forte diminuzione dei grassi animali con un aumento massiccio nei grassi vegetali da margarina e grassi idrogenati, come oli vegetali e di cottura. Mentre l'epidemiologia non può mai essere presa come una prova efficace, si devono valutare con attenzione certe prove - le malattie cardiovascolari sono aumentate, mentre il consumo di grassi animali è stato sostituito dagli oli vegetali - idrogenati e non. (Nota: il consumo di zucchero raffinato è aumentato del 74,7% nello stesso periodo di tempo, e di circa il 1.600% dal 1809. Questo, ancora, non prova nulla, ma un'ipotesi imparziale direbbe che anche questo è uno dei protagonisti chiave tra le malattie della modernità).
Il largo consenso dato all'ipotesi lipidica nacque nel lontano 1954, quando Ancel Keys pubblicò Seven Countries Study, dimostrando chiari collegamenti tra assunzione di grassi saturi e malattie cardiache. Lo studio, tuttavia, è stata gravemente carente nella sua metodologia. Mentre i sette paesi selezionati graficamente un chiaro nesso tra consumo di grassi saturi e le malattie cardiache, gli altri 16 paesi che Keys aveva guardato non hanno mostrato tale correlazione. Vennero semplicemente scartati i dati provenienti da paesi che non erano conformi alla sua ipotesi. Keys, tuttavia, è stato trattato come un eroe, e messo sulla copertina della rivista Time nel 1961 come 'Uomo dell'anno' e da allora l'ipotesi lipidica ha dominato il pensiero contemporaneo nutrizionale. È la versione dietetica del rapporto IPCC Global Warming.
I Miti del colesterolo, Il lupo Grande Colesterolo, Conosci i Tuoi Grassi, i libri di 'medicina alternativa' e tutti gli articoli con messaggi da bordo campo che dicono che il re è nudo, ma i media continuano a ignorare accueatamente tutte le prove scientifiche pur di continuare a presentare lo stesso vetusto mito. E l'ipotesi vegetariana si basa fortemente su questa 'conoscenza comune' che gli alimenti di origine animale causano malattie cardiache.
Guardando più indietro
Uno degli argomenti più comuni portato spesso a sostegno dell'ipotesi vegetariana è che la fisiologia umana somiglia più a quella di un erbivoro che a quella di un carnivoro, e che noi siamo, dunque, fatti per essere vegani e non per una dieta che include prodotti animali. Questi argomenti sono, per dirla senza mezzi termini, palesemente falsi. Questi argomenti sono volutamente fuorvianti o semplicemente Pii Desideri (Wishful Thinking), ed è questo il punto - gli esseri umani sono onnivori e sono fatti come onnivori ed eventuali 'prove' del contrario sono da considerarsi frodi.
Piuttosto che entrare nel dibattito sulla struttura dentale e della lunghezza intestinale (per l'appunto punto una struttura onnivora), esaminiamo un'elegante ipotesi antropologica proposta da Leslie Aiello e Peter Wheeler, che è stata pubblicata sulla rivista Current Anthropology nel 1995. 'The Expensive Tissue Hipothesys' (ETH) ha dimostrato, con le parole del Dr. Michael R. Eades, "un brillante esperimento di pensiero che dice che la nostra specie non è fatta per mangiare carne, ma si è evoluta perché mangiava carne". Andiamo ad esaminare questa ipotesi nella breve sintesi di Eades.
Mentre alcuni ipotizzano che le dimensioni del cervello dei nostri antenati si siano evolute in un breve lasso di tempo, sempre in termini evolutivi, a causa della maggiore necessità di complicate strategie di caccia o di raccolta a causa della crescente dimensione di gruppo e portando a complesse strategie sociali; queste spiegazioni sembrano più il 'perché' rispetto al 'come' dell'evoluzione delle dimensioni del nostro cervello. Quella del 'come' non è una domanda facile a cui rispondere a causa di termogeni. Il cervello emette una grande quantità di calore a causa della quantità di carburante che consuma. In effetti, il tasso metabolico del cervello è nove volte quello della media del resto del corpo.
Tuttavia, il tasso metabolico complessivo è determinato dalla dimensione dell'organismo. Come la massa di un organismo cresce, così aumenta il calore che sprigiona in un rapporto lineare definito. Un animale delle dimensioni di un topo sprigiona meno calore di un animale delle dimensioni di un umano, che sprigiona meno calore di un animale delle dimensioni di un cavallo. La formula che determina il tasso metabolico rispetto alla massa è nota come legge di Kleiber, dal nome di Max Kleiber che l'ha scoperta. A causa della legge Kleiber, il tasso metabolico di qualsiasi animale può essere previsto, data la sua massa.
Così, dato che i paleontologi hanno determinato la massa dei nostri antenati pre-umani utilizzando resti scheletrici, Aiello e Wheeler sono stati in grado di utilizzare il tasso metabolico come punto di partenza per la loro teoria usando la legge di Kleiber.
Come dice il dottor Eades , "Secondo la legge di Kleiber, un australopiteco di peso 80 libbre avrebbe lo stesso tasso metabolico di un uomo di 80 libbre, nonostante la differenza di dimensioni del cervello tra i due. Il cervello molto più grande della persona umana, avrà 4 -5 volte il tasso metabolico del cervello di un australopiteco, ma avrebbe lo stesso tasso globale metabolico".
Cosìcché, vista la costante di velocità metabolica secondo la massa e dato che l'equazione del bilancio energetico dice che il tasso metabolico totale è la somma di tutte le parti che concorrono al metabolismo dei vari organi e tessuti, qualcosa deve pur diminuire al fine di adattarsi alle dimensioni dei cervelli che aumentano in massa, e con loro la crescente domanda di energia, al fine di mantenere il tasso metabolico complessivo alla pari.
Mettendo tutto sotto forma di equazione:
BMR (tasso metabolico del corpo) Totale = BMR cervello + BMR cuore + BMR reni + BMR G.I. + BMR fegato + resto dei tessuti del corpo.
Se il BMR totale deve mantenere consistente (e lo deve), ma il BMR del cervello è in aumento, qualcosa nell'equazione dovrà diminuire per mantenere invariato l'equilibrio.
Aiello e Wheeler hanno scoperto che cuore, reni, fegato e il tratto gastro-intestinale (GI) rendono conto della maggioranza del BMR totale, senza considerare il cervello, quindi queste sono le scelte per ciò che potrebbe diminuire rispetto all'aumento per il cervello. A causa della grande quantità di energia consumata da questi organi, data la loro piccola dimensione, gli autori li hanno chiamati "tessuti costosi".
Guardando ai primati, Aiello e Wheeler hanno scoperto che cuore, reni e fegato in un primate di 65 Kg erano simili a quelli di in un essere umano dello stesso peso. Chiaramente, questi organi non possono essere sacrificati per il cervello. Era pertanto il tratto gastro-intestinale (GI) che doveva ridursi di dimensione per compensare alle dimensioni in aumento del cervello dei nostri antenati umani. Infatti, il nostro tratto gastro-intestinale è di circa 900 g. (circa 2 libbre), inferiore a quella di un primate di dimensioni analoghe. Come dichiarato dagli autori, "l'aumento della massa del cervello umano sembra essere bilanciata da una [sic] quasi identica riduzione delle dimensioni del tratto gastro-intestinale".
Non importa quale sia la ragione guida per l'aumentare delle dimensioni del cervello; il tutto corrispondeva comunque ad una pari riduzione nella dimensione dell'intestino. E per essere ancora in grado di estrarre abbastanza nutrimento, dato la minore dimensione dell'intestino, era necessaria una maggiore fonte di cibo di qualità - a base di carne. Aumentando la quantità della fonte di energia, facilmente estratta da alimenti di origine animale, ci ha permesso di mantenere il nostro tasso metabolico totale, e mentre il nostro intestino si rimpiccioliva il nostro cervello cresceva.
Gli antropologi, guardando alle dimensioni del cervello dei primati hanno notato una correlazione tra le dimensioni del cervello e la presenza di cibi animali nella dieta. Prima della ETH, nessuno aveva mai teorizzato prima, che una dieta onnivora era il motivo per un cervello più grande. Altre teorie hanno esplorato la necessità di una motivazione più complicata richiesta nella strategia della raccolta di cibo in una dieta onnivora o la necessità di organizzare meglio le tecniche di foraggiamento su grandi aree. Tuttavia in questi scenari la necessità di un cervello più grande è stata sempre vista come la forza motrice piuttosto che ciò che ha consentito all'evoluzione, vale a dire un cambiamento nella dieta. Dato che è necessario un intestino di grandi dimensioni per estrarre abbastanza energia da una dieta a base vegetale, a prescindere dalla necessità di una più grande dimensione del cervello, se si mantiene una dieta vegetariana, aumentare le dimensioni del cervello non è possibile senza andare a violare la legge di Kleiber.
Possiamo vedere che, rispetto agli esseri umani, scimpanzé e gorilla hanno grandi pance sporgenti a che contiene un tratto gastrointestinale di maggiori dimensioni. Esaminando la gabbia toracica di questi primati e confrontandola con gli esseri umani, si ottengono le basi per l'potesi che i nostri antenati primati dal cervello più piccolo avrebbero intestini più grandi e simili ai primati moderni. I primati moderni hanno una gabbia toracica rovesciata a forma di imbuto, (non affusolato nella parte inferiore), per ospitare un grande addome. Gli esseri umani, d'altro canto, hanno gabbie toraciche che si assottigliano a livello più basso, portando ad una vita più stretta. L'Australopithecus afarensis (La specie di Lucy, che si pensa essere il nostro parente più lontano - circa 4,4 milioni anni fa) ha la stessa gabbia toracica rovesciata a forma di imbuto, come i primati moderni, indicando una pancia grande e una dieta di bassa qualità a base vegetale.
Riassumendo il tutto grazie all'utilizzo della legge di Kleiber, sappiamo che i nostri antenati primati avevano un intestino più grande a causa del loro cervello più piccolo (può essere determinato dalla dimensione del cranio). Sappiamo anche che, al crescere delle dimensioni del cervello, diminuiscono le dimensioni dell'intestino. Ciò che permette ad un intestino di ridursi è una più efficiente estrazione di energia dal cibo consumato, val adire un consumo di alimenti animali. Non abbiamo sviluppato un cervello più grande perché avevamo bisogno di svolgere compiti più complessi, abbiamo sviluppato un cervello più grande perché abbiamo mangiato carne.
Lo Studio Cinese
Tornando all'ipotesi vegetariana, nonostante l'evidenza che ci siamo evoluti mangiando carne, alcuni ancora sostengono che non sia salutare. Una delle argomentazioni più popolari è che il consumo di carne porta al cancro. E una delle più grandi armi di riprova nel loro arsenale è "Lo studio Cinese".
T. Colin Campbell è l'autore del libro Lo Studio Cinese (The China Study): Sorprendenti Implicazioni per la Dieta, Perdita di Peso e di Salute a Lungo Termine, uscito nel gennaio 2005. Confusamente, l'autore è stato anche uno dei ricercatori dell'attuale 'China Study', uno studio epidemiologico di massa che ha esaminato le abitudini alimentari e la salute in 65 diverse regioni rurali della Cina. (Nota per il lettore: Andando avanti, i riferimenti al libro Lo Studio Cinese sarà in corsivo, mentre lo studio stesso sarà indicato tra virgolette). Il libro descrive i punti principali di ricerca post-laurea di Campbell, compresa la partecipazione nel "The China Study", che lo ha portato a diventare un fautore della dieta vegana. Una delle linee più importanti direttamente dal libro, e una che avvolge la sua tesi: "Mangiare alimenti che contengono colesterolo superiore a 0 mg non è sano". Dato che tutti gli alimenti di origine animale contengono colesterolo, cosa che gli alimenti vegetali non hanno, la tesi dell'autore è che mangiare cibi di origine animale non è sano.
Campbell ha sostenuto che "lo studio China" illustrasse la vasta superiorità di una dieta di alimenti vegetali in confronto ad una che comprenda anche solo piccole quantità di cibi animali, legando la quasi totalità delle malattie croniche Occidentali al consumo di cibi animali. Nella sezione del libro che si concentra su 'Lo studio Cinese', Campbell sostiene che esista una chiara relazione tra le abitudini di una società che consuma carne e il loro soccombere alle moderne malattie croniche, in particolare il cancro. Come tale, il libro di Campbell è stato il punto cardine del movimento vegetariano/vegano fin dalla sua pubblicazione.
Tuttavia, anche se era una perfetta interpretazione dei dati analizzati, Lo Studio Cinese non fu mai la prova decisiva per essere usato come base per l'argomento vegetariano perché si concentra su uno studio epidemiologico. Gli studi epidemiologici, o studi osservazionali, sono buoni solo per analizzare alcune tendenze di derivazione di ipotesi, ma non implica causalità; mostrano correlazioni interessanti, ma non provano nulla.
Nonostante ciò, la comunità vegetariana considera questo libro come una Bibbia. Ed è comprensibile; ma dice loro esattamente ciò che vogliono sentire - che esiste un razionale scientifico per la loro scelta altamente emotiva e morale di evitare il consumo di ogni e tutti gli alimenti di origine animale. Questo libro ha portato più di un ex mangiatore di carne tra le braccia del veganismo, almeno se si crede ai commenti lasciati sui blog. Lo studio Cinese riceve poche critiche, non solo per il fatto che così tante persone vogliono che sia vero, ma anche perché 'prova' in conclusione, che l'alimentazione tradizionale politicamente corretta sta alla pastorizia quanto il Seven Countries Study - che mangiare carne è intrinsecamente non salutare.
Entra Denise Minger, una studentessa inglese con un interesse personale per la nutrizione e un debole per le statistiche. Nel maggio del 2010, cinque anni dopo la pubblicazione originale dello Studio Cinese, Minger è tornata ai dati grezzi dello studio e ha iniziato a macinare numeri, pubblicando quello che poi si vedrà nel suo blog RawFoodSOS, tutti disposti ordinatamente assieme a un po' di irritanti grafici che visualizzano i dati. Alla fine, Minger mettere insieme tutti i dati in una vasta analisi di 36 pagine intitolata Lo Studio Cinese: un'Analisi Formale e una Risposta che includeva risposte anche ai commenti di Campbell sulla sua analisi.
Vistane l'ampiezza, limitazioni di spazio impediscono una sintesi approfondita in questa sede, ma quello che Minger ha trovato è che i dati da 'Lo Studio Cinese' non combaciano con le conclusioni del libro di Campbell's, non uno di essi. Semplicemente, i dati non mostrano quello che Campbell afferma venga mostrato. In ultimo, Minger ha dissotterrato i dati da 'Lo studio China' che non sono stati inclusi nel libro di Campbell quando non supportavano le sue conclusioni. Gli abitanti della contea di Tuoli, per esempio, che mangiano il doppio di proteine animali al giorno rispetto alla media americana, e consumano il 45% dei grassi nella loro dieta, erano in buona salute e con un tasso estremamente basso di cancro e malattie cardiache; questo non è mai menzionato. Come afferma Minger nella sua conclusione:
"Una teoria presunta come universale come Campbell vorrebbe, per definizione, unire salute le varie forme di salute e malattia delle culture globali senza generare frequenti anomalie. Denominando i prodotti di origine animale come la fonte dei mali dell'Occidente, Campbell ha creato un'ipotesi valida solo in circostanze specifiche – di quelle che non possono spiegare altre tendenze epidemiologiche o altri recenti casi studio. Questo è un sintomo di una teoria carente, con solo verità parziali su più ampi meccanismi dieta/malattia ...
"Mentre egli [Campbell] ha abilmente individuato l'importanza degli alimenti integrali e non trasformati per raggiungere e mantenere la salute, la sua attenzione sulla combinazione di prodotti di origine animale con la malattia è arrivata a scapito dell'esplorazione - o anche riconoscimento - della presenza di altri modelli di dieta-malattia che possono essere più determinanti, più rilevante, e in definitiva più indispensabili per la salute pubblica e della ricerca nutrizionale".
Lo Studio Cinese è il 'Seven Countries Study' riscritto da capo. Chris Masterjohn, in un post del suo blog sulle analisi di Minger, ha citato come il colpo mortale allo Studio Cinese provenga in realtà da uno degli studi di Campbell stesso:
"L'unico dato scientifico sperimentale rigorosamente controllato che Campbell cita [nel libro] a favore della sua ipotesi che gli alimenti di origine animale, e in particolare le proteine animali, sono particolarmente dannose per la nostra salute, sono i suoi esperimenti sui ratti che mostrano che la caseina [una proteina del latte], ma non le proteine di frumento o soia [proteine di ortaggi], promuovono il cancro in animali di laboratorio... Quando ho scritto la mia recensione nella primavera del 2005 ho fatto notare che Campbell stava saltando di palo in frasca traendo conclusioni su altre proteine animali oltre che tutte su "sostanze nutrienti da alimenti di origine animale", quando invece aveva solamente studiato la caseina in polvere senza andare oltre. Denise Minger, tuttavia, ha fatto una ricerca sullo studio originale e lo ha utilizzato per far esplodere una campana a morto per l'argomento del Dr. Campbell's ... Quando l'aminoacido lisina è stato messo nella dieta, le proteine del grano avevano lo stesso effetto della caseina! La ricerca ha dimostrato definitivamente che l'unica ragione per cui la proteina del grano non promuove il cancro era perché non è una proteina completa!"
Mentre lo studio effettivo fornisce ottimi dati per l'analisi epidemiologica, le conclusioni di Campbell così come presentate nel suo libro, sono state completamente smontate - sia dai suoi stessi dati che dalla miriade di studi che hanno rivelato la sua falsità. Questo non ha fermato molti nella comunità vegan dal correre in difesa di Campbell e spesso attaccando Minger, Masterjohn e qualsiasi blogger salutista che postasse critiche verso Campbell o il suo libro. In entrambe le critiche come nelle risposte di Campbell stesso sull'analisi di Minger, le domande scientifiche raramente vengono contestate, e tuttavia, visto che l'argomento si concentra di solito sulla mancanza di credenziali e critiche sul metodo da parte dell'autore (lo stesso metodo impiegato da Campbell medesimo, niente meno).
Forse la lezione che si trae da tutto questo è quella di essere sempre diffidenti di chi incolpa i disturbi di comportamento del 20° secolo a cui siamo stati attaccati per millenni. Nel corso della storia evolutiva, che copre centinaia di migliaia di anni, gli uomini hanno mangiato carne e grassi saturi di origine animale. Se questi comportamenti erano insalubri, come è stato suggerito, la razza umana non l'avrebbe mai scampata fino al presente.
La questione spirituale
Un altro mito vegetariano comune si occupa di questioni meno concrete di quanto studi scientifici o trattati accademici possano spiegare. Si tratta della questione dello spirito e la convinzione diffusa che mangiare carne è meno spirituale di una dieta vegetariana. Forse un rapido sguardo alle molte religioni del mondo può aiutare a far luce su questa linea di ragionamento.
Gli indù sono vegetariani. Alcuni Sikh sono vegetariani e alcuni non lo sono. Alcuni sono buddisti e altri non lo sono (il Buddha condanna di fatto di mangiare carne in uno scritto e dà l'OK in un altro). Ebrei e musulmani non sono vegetariani, anche se si attengono a restrizioni dietetiche. Tra le migliaia di diverse sette cristiane di tutto il mondo, alcune sono vegetariane, ma la maggior parte non lo sono. Nell'antica pratica medica e spirituale indiana dell'Ayurveda, in alcuni scritti costituzionali viene detto di mangiare la carne e in altri viene detto di astenersi. Le tribù native americane dei secoli passati vivevano una vita spirituale ogni minuto di ogni giorno, si potrebbe sostenere, ma comunque consumavano carne (e fumavano tabacco!). In altre parole, la questione se il consumo di carne è congruo con un percorso spirituale non è chiaramente risolta nel mondo religioso. Ogni affermazione, quindi, che mangiare carne è meno spirituale che essere vegan non è altro che una gigante ipotesi – come le riflessioni di un individuo non illuminato su ciò che significa essere illuminati.
Tali supposizioni falliscono anche nel percepire il posto dell'umanità su questo pianeta. Tutta la vita sulla terra è un sistema di alimentazione, in cui ogni essere si alimenta grazie all'alimentazione di un altro ancora. Su questo pianeta vita mangia vita e siamo indissolubilmente legati a questo sistema. Anche se esiste una setta di seguaci della New Age che afferma di poter sopravvivere con la sola luce del sole o l'aria, il resto di noi ha bisogno di nutrirsi. E va rilevato che una dieta vegan non rimuove un'individuo da questo processo. Molti animali, insetti, uccelli, microbi e, ovviamente, le piante stesse, devono dare la loro vita per servire all'uomo i suoi vegetali. L'espansione in tutto il mondo dell'agricoltura ha distrutto molti ecosistemi, ha devastato le zone umide e causato l'estinzioni di molti. La morte è parte integrante di ogni boccone di cibo che ci sostiene.
È comprensibile che allo spiritualmente inclinato non mi piace questo fatto. Nessuna persona ragionevole in possesso di una coscienza vuole fare del male ad un altro essere vivente. Noi non siamo portati a pensare a questo quando ci sediamo a consumare i nostri pasti, perché il pensiero ci mette a disagio. Questa potrebbe essere la radice di uno dei problemi nella nostra catena alimentare. Il nostro evitare di riconoscere che è davvero la vita che è stata data al fine di alimentarci che può essere il fattore che ci ha portato fare questo agli animali, (e anche le piante, si potrebbe argomentare), cioè l'essere trattati in modo deplorevole all'interno di fabbriche agricole, con pratiche che sono di fatto terribili. Abbiamo ceduto ad un volere cieco, girando le spalle alla catena alimentare, una politica del 'non chiedere' e 'non dire' che ci nasconde verità scomode sul nostro sostentamento. Mentre una gran quantità di sofferenza viene consumata dietro le quinte, ci troviamo di fronte sottili pacchettini di polistirolo - privi de segni di quella vita che un tempo scorreva attraverso muscoli che sono diventati cibo.
Non possiamo giustificare i flagranti abusi di rispetto e di dignità che avvengono negli allevamenti intensivi prevalenti in Occidente. Non c'è dubbio che il sistema di produzione della carne in Occidente sia assolutamente deplorevole. Mangiare ciò che può essere chiamato un animale 'allevato commercialmente', di quelli cresciti con antibiotici, steroidi e con mangimi gravati da veleni tossici, da muffe e funghi e altri additivi, non può semplicemente essere giustificato. Né può l'indicibile tortura che gli animali in allevamenti intensivi sono costretti a sopportare per tutta la vita venir considerata accettabile in alcun modo.
Non è quello con cui i nostri antenati del Paleolitico si sono evoluti mangiando. Questo certamente non ci ha regalato un più grande cervello. Al contrario, dovremmo ritenerci fortunati se riuscissimo a scamparla avventuradoci in dieta come questa senza subire danni al cervello. Questo è l'esatto contrario di quello che Weston A. Price ha assistito tra culture tradizionali fiorenti nelle loro comunità isolate. Mangiare animali allevati in modo così innaturale e nutriti con una dieta completamente innaturale non può che condurre ad una popolazione malata come gli animali di cui si nutre. Questo può tranquillamente chiamare cibo anti-spirituale. Gravato da tossicità, di sofferenza e di carico karmico, mangiare in questo modo è come percorrere un sentiero di entropia e di morte.
Ma qui è dove l'argomento del movimento vegetariano spesso svela il suo errore più fondamentale – quello di equiparare tutti gli omnivorismi con una partecipazione nella catena alimentare priva di coscienza. C'è una via di mezzo tra il veganismo etico e pratiche assassine dell'allevamento industriale, e questa terra di mezzo è quello che il pensare e il sentire degli uomini spirituali fatica a trovare nell'ambiente alimentare odierno.
Il modo giusto di mangiare carne
C'è un modo di mangiare carne come parte della dieta quotidiana, senza dover limitare il consumo di ogni altro giorno o solo nei fine settimana come Graham Hill, fondatore della treehugger.com, raccomanda. L'agricoltura, quando fatta in un modo che vede tutta l'azienda come un unico organismo - ogni parte, comprese le piante, gli animali e anche l'agricoltore, sono tutti componenti vitali che simbioticamente assistono reciprocamente ad uno sviluppo - non devono causare danni all'ambiente o alle persone che traggono sostentamento dall'azienda stessa.
Gli animali non mangiano naturalmente cereali e soia, non dovrebbero far parte della loro alimentazione. Le mucche devono mangiare erba dai pascoli e quindi restituire gli elementi nutritivi sotto forma di concime per rinvigorire il terreno. A differenza dei problemi inerenti alle operazioni di stoccaggio a terra dove vengono pompatae enormi quantità di rifiuti provenienti da animali malati nell'ambiente circostante causando problemi di inquinamento, i rifiuti di origine animale sani provenienti da una fattoria equilibrata sono invece un mezzo per nutrire il terreno. La salute del suolo è il modo migliore per misurare la salute della fattoria, tra cui piante e animali.
L'agricoltura presa come una pratica spirituale, intrisa di una conoscenza oggettiva, che riconosce la complessa interrelazione di tutta la vita e di come i cicli di una specie sono intimamente legati a quelli di tutti gli altri in favore dell'ambiente, è l'agricoltura del futuro. Questa è l'essenza dell'agricoltura biodinamica, ed è l'unica speranza per salvare il pianeta. Eliminando gli animali da questo delicato equilibrio sarebbe assimilabile ad eliminare un organo dal corpo.
La vista politicamente corretta dice che l'aumento di carne fa male all'ambiente, consuma terreno e risorse preziose ed è tossica per il pianeta nel suo complesso. Questo, di nuovo, confonde le operazioni da parte degli allevamenti industriali portate avanti dai Big Agro-business, con il semplice processo di produzione di carne della piccola fattoria a conduzione familiare. Questi due fattori non sono la stessa cosa. In primis il gigante agro-business uccide la fattoria famigliare - la centralizzazione di monopoli della carne in aree centralizzate va a danno dell'ambiente, degli animali e degli esseri umani che si nutrono di loro – quando la fattoria a conduzione familiare ha mantenuto un rapporto olistico con l'ambiente. Questo può essere ancora realizzato.
Tutto ciò che è stato detto qui non deve essere confuso con un attacco al vegetarismo. Mangiare prodotti di origine animale o no, come ogni decisione di stile di vita in base ad una prospettiva di moralità soggettiva, è una decisione personale che dovrebbe essere considerata con molta attenzione. Quella che viene contestata è l'ipotesi sempre più diffusa che una dieta vegetariana, o quanto di più vicino si possa arrivare ad essa, è la dieta di 'diritto' per tutti, la dieta sana e la dieta migliore per l'ambiente. La correttezza politica, una sventura per l'interazione sociale e le relazioni tra gruppi diversi, è quantomai fuori luogo in discussioni sulla nutrizione. Potrebbe non essere politicamente corretto di mangiare animali, ma è nutrizionalmente corretto farlo. Infatti, è questo il percorso che ci ha dato la possibilità di iniziare a parlarne.
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